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Biografia di Basilio Testella

di Mauro Bignami

famiglia Nel lontano 2 giugno del 1930 nasce a Montegranaro, un piccolo paese di collina dove lo sguardo si compiace con uno scenario di mare e di monti, Basilio Testella. Ultimo di 6, è figlio di un falegname e di una casalinga. A soli 5 anni rimane orfano di madre, e sono i suoi fratelli maggiori a prendersi cura di lui. Quale percorso obbligato di tutte le carriere di allora, “va a garzone” in una famiglia di mezzadri a Montegranaro, nella terra dove adesso c'è il ristorante “Villa Blanca” e nel frattempo frequenta le scuole elementari, quello che hai giorni nostri, definiremmo, uno “studente lavoratore”, prassi molto comune allora. Sin da ragazzo, è già chiara e manifesta l'intelligenza che lo contraddistinguerà per tutta la vita e che lo porta subito a porsi la fatidica domanda: “Io, domani, che faccio”? “In campagna muori di vecchiaia e sei sempre garzone”. Così, deve aspettare che “passi il fronte”, prima di poter tornare a casa, nel '44, e dedicarsi all'attività che lo renderà famoso tutto il mondo, La prima occupazione è presso la fabbrica “Nuova Centauro”, dove conosce anche il suo grande amore, Maria Guardiani, sorella del titolare, che sposerà il 1 giugno 1957. La cerimonia si tiene nella Basilica di Loreto, grande evento per i tempi di allora, in quanto le automobili erano rare e Loreto era considerata una città “lontana”. Dal matrimonio nascono due figli: Mauro e Rossella. In azienda resta 20 anni facendo una carriera fulminante, arrivando a ricoprire il ruolo di insegnante per giovani apprendisti. Nel 1964 è costretto, per motivi di salute, a sospendere il lavoro in fabbrica e a proseguire, come si dice dalle nostre parti, “sotto casa”, creando una bottega – museo, dove si trovano tutti gli attrezzi che il suo genio creativo realizza negli anni. Non solo quelli per fare le scarpe, ma anche altri, destinati agli usi più svariati, frutto di sua invenzione, come per esempio, per citarne alcuni: l'attrezzo per raccogliere lumache, gli asparagi, i funghi, ed i fichi, a dimostrazione della vastità di interessi e dei campi del sapere in cui spazia, pur avendo ricevuto una modesta istruzione, in linea con quella che aveva la gente della sua generazione.

basilio-works E mentre trascorrono gli anni sessanta e poi i settanta e cosi via , mentre il settore calzaturiero va verso la meccanizzazione e la specializzazione del lavoro, quando le parole d'ordine sono “quantità e produttività” e le fabbriche vengono descritte sulla base del numero di paia prodotte al giorno, nella”bottega de Vasi' le scarpe continuano ad uscire come erano sempre state fatte, una ogni 30 ore, dopo aver attraversato tutte e 52 le fasi di lavorazione sotto le sue abili mani, senza l'impiego di macchine e dove vengono realizzati a mano persino tutti gli attrezzi del mestiere, dalla “lescina”, al marcapunti, alla forma di legno, al “cippetto”, per citarne solo alcuni. Quando l'opinione comune continua a dirgli: “Vasi cuscì la fatiga non te rende cò “ il maestro calzolaio continua nel suo mestiere, come ha sempre fatto, con la convinzione che la ricchezza sta nella conoscenza , nel dominio delle arti e delle tecniche e nella capacità di realizzare da solo un paio di scarpe senza l'aiuto di nessuno, “perché un vero ciabattino deve sapere prendere una scarpa, disfarla e rifarla senza sciupare nulla “. Cosi' andando controcorrente, con la determinazione e l'intelligenza di chi sa guardare lontano e vedere “oltre” il presente, passano gli anni, e di gente che conosce il mestiere del ciabattino capace di farti “le scarpe” è rimasto solo lui ( “l'ultimo rimasto” ), come viene definito e come ama definirsi, suscitando l'interesse di grandi industriali che vanno da lui per ricevere la sua “consulenza” (per usare un termine moderno), in tema di organizzazione dei reparti di lavorazione, per svolgere attività che solo lui è in grado di fare, o più semplicemente “per fare i campioni”. La bottega infatti, assomiglia a tutti gli effetti a quelle del Medioevo, dove il Maestro Ciabattino è circondato da apprendisti che lo frequentano per imparare il mestiere del calzolaio e molta gente si è seduta davanti al suo“banchetto”.

Il laboratorio, nel tempo, diventa un vero e proprio punto di riferimento per chi vuole imparare a “cuscì le scarpe a ma'”, per chi ha bisogno solo di un “FAVORE” o per chi, semplicemente, vuole fare due chiacchiere e semplicemente, passare il tempo. Per imparare da Vasi' arrivano da ogni parte d'Italia. Vengono da Vigevano, dalla Sicilia, dall'Emilia, dalla Toscana , dalla Campania.  Da lui si tramanda l'arte della calzatura alle nuove generazioni di calzolai, anche se non tutti diventano ciabattini. La differenza con il calzolaio consiste nel fatto che “il ciabattino è in grado di rifare e di aggiustare una scarpa e se c'è un pezzo rotto di sostituirlo”.  Il suo motto recita infatti “non bisogna essere egoisti perchè l'egoismo consuma” ed è per questo che Vasi' tiene sempre aperta la porta della sua bottega a tutti coloro che vogliono avvicinarsi all'arte della calzatura, a tutti coloro che vogliono apprendere il suo lavoro, ma anche a tanti curiosi.

basilio-labUna volta si è reca da lui il presidente della fiera di Mosca solo per vederlo lavorare. “gli ho offerto il vino cotto ribadendogli che mi aspettavo wodka e caviale, dopo otto giorni sono arrivati”. Il suo insegnamento non si limita solo alla tecnica calzaturiera, ma trasmette i più sani ideali e valori di sempre, lo spirito di sacrificio e la saggezza conquistata con tanti anni di duro lavoro: “lavorate, lavorate sani, fatevi dire chi siete non chi vi credete di essere”. Nel frattempo la sua arte e la sua esperienza gli generano una crescente fama, tanto da farlo diventare il calzolaio di uomini del calibro di Ciampi, Cuccia, Clinton, per citare solo quelli dai nomi più altisonanti e tralasciandone altri, per alcuni dei quali non ricorda neanche il nome poiché stranieri e difficili persino a pronunciarsi. Cosi la sua fama si sparge anche tra i non addetti hai lavori (provate ad andare nella più famosa pizzeria di Montegranaro e chiedetegli la “pizza de Vasi'”) e sempre più in alto ed in alto, fino a che la Regione Marche decide di conferirgli la maggiore onorificenza, IL PICCHIO D'ORO, in quanto “figura simbolo dei valori e delle qualità del made in Marche”, nell'ambito della quarta giornata delle Marche 2008. Per avere una vaga idea della portata del premio, basti pensare che, come lui, l'hanno ricevuto personaggi che si sono contraddistinti nella regione come, ad esempio, il patron della casa farmaceutica Angelini, l'inventore delle Winxs, per citarne solo alcuni. E la cosa straordinaria è che, in tutto questo, Vasì rimane sempre se stesso, con l'umiltà che solo i grandi uomini hanno, ed ringrazia dicendo”ho fatto solo il mio dovere” e “spero che le generazioni future possano portare avanti l'arte che io ho tramandato loro”. Di recente il Rotary gli conferisce la sua massima onorificenza, il premio Paul Harris Fellow, per aver “portato il nome del Fermano nei cinque continenti”.

sedia Anche in questa ultima occasione, a contraddistinguerlo, come in tutta la vita, la grande umiltà ed integrità morale: “ho solo fatto il mio lavoro. Spero che i giovani mantengano alte le nostre tradizioni”: Nel 2009 lo colpisce un male incurabile, ma la sua determinazione lo porta a non arrendersi e a lottare con tutte le sue forze. Era solito ripetere alla gente che ce l'avrebbe messa tutta per uscirne vincitore. Dopo una lunga lotta, quando si rende conto che non dipende più da lui, ironicamente, dice ai suoi cari: “sicuramente lassù serve un ciabattino, e mi sa che devo andare, non posso farci niente”. Il 30 di agosto 2010 si spegne come una fiamma che brilla ancora negli occhi di coloro che lo hanno conosciuto. Nel suo laboratorio i suoi attrezzi saranno mantenuti vivi dalle abili mani dei figli. E per quelli che hanno ricevuto in dono alcuni dei suoi oggetti o delle sue invenzioni, resta il bellissimo ricordo di un pezzo unico, come la persona che l'ha realizzato.

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