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Quando il fulmine vi dà.... una mano

di Mauro Bignami

Si sale lungo un'ampia strada poi si gira in una più stretta e si risale, poi si scende; si volta a sinistra, si risale a destra e si riscende: dovrei essere arrivato.

basilioNell'incertezza a un signore che sta scaricando scatoloni di scarpe da un furgone, chiedo dove sia la bottega di Basilio Testella "Testella?", risponde fissandomi scuro e scuotendo la testa; poi si rivolge al suo collega ponendogli la mia stessa domanda;

Altro scuotimento di testa. Ho la sensazione di essermi perso: non a New York, a Tokyo o a Hong Kong, ma a Montegranaro, provincia di Fermo, qualche migliaio di anime e tante imprese calzaturiere. Mi sento affranto e ripropongo la domanda con voce flebile:

"Basilio Testella, calzolaio, maestro di tanti imprenditori, insegnante alla scuola professionale della calzatura qui a Montegranaro...." Nel frattempo è arrivata una terza persona che fosse impietosita dal mio volto semi disperato, fa uno sforzo di intrepidazione e propone con un "Come no!, cerca Vasì: è quella porta là".
Potere dei nomi: Basilio, Basì trasformato in Vasì e scopri che sei a cinque metri di distanza dal luogo cercato.

Busso, entro e mi trovo piacevolmente aggredito da un misto di odori di cuoio, di pelle, di cera, di pece greca, di corda e mentre mi districo nella penombra tra una serie di attrezzi appesi al soffitto e pareti, intravedo il Signor Basilio. E' lì, avvolto da un camice verde come quello dei chirurghi, seduto su uno sgabello davanti a un desco basso, illuminato da una luce al neon anch'essa bassa, che lascia quasi al buio tutto ciò che è sopra. Del resto, a che serve illuminare in alto, visto che tutto ciò che è sopra al neon, Vasì lo trova alzando semplicemente la mano, allungando il braccio in una o nell'altra direzione, con gesti che appunto ricordano quelli del chirurgo, il quale sa che troverà ciò di cui necessita. Lo sguardo no: lo sguardo è fisso sulla creatura che sta realizzando, che tiene stretta nella morsa delle ginocchia, che prende su, per cambiare posizione, che solleva ad angolo retto, che rigira di sotto in su per guardare con occhio critico se il fiorellino fatto dalla lesina è proprio come vuole lui così che, a seconda dei casi, passi il filo semplice, doppio, quadruplo......, che terrà bene unita la tomaia alla suola, la suola al guardolo e così via.

Appoggia tutto sul desco e finalmente solleva il capo, che è illuminato di riflesso, si alza, mi saluta sorridendo e mi fa posto di fronte a sé, su uno sgabello basso come il suo, così che possiamo parlare da pari a pari. Ma lui rimane sempre seminascosto dal portalampada e io vedo distintamente solo le sue mani, le sue dita che si muovono, stringono, tirano, accarezzano, torcono, arrotolano il materiale e gli strumenti del mestiere. Questi ultimi tutti fatti da solo e dei quali è geloso, "perché ogni lavoro deve avere il proprio attrezzo", i produttori di utensileria con lui hanno fatto pochi affari. Ma i produttori di reti per letti si, perché le punte delle lesine lui se le costruisce con l'acciaio delle molle delle reti per letti. Un solo attrezzo, sempre una lesina, più piccola delle altre, se l'è trovato quasi bello fatto..... dalla natura.

appesi "Nel 1964, in campagna, andavo lungo il filare, quando per terra pestai qualcosa che si rompeva: era il filo di ferro che avrebbe dovuto tener su le vite e che, colpito da un fulmine, si era temperato e rotto in tanti piccoli pezzi. Eccoli qua: ci ho fatto l'impugnatura e via".

Quando ha cominciato a fare il calzolaio?

"Ciabattino, non calzolaio e poi le spiego perché", risponde stravolgendo il mio pensiero sulla differenza tra i due termini. " Ho cominciato a otto anni, nel '38; in campagna facevo il garzone, mio padre era falegname e costruiva le botti, i tini, i rastrelli, i barrocci e anche i carri matti, quelli che, poiché non c'erano le gru, servivano a portare i grandi tronchi d'albero sottopancia", aggiunge, accorgendosi della mia espressione si ignoranza sui mezzi di trasporto. "Un giorno, continua Testella, mi sono detto: in campagna muori di vecchiaia e sei sempre garzone. Così nel 1944 sono andato a lavorare in fabbrica, dà un lontano parente, Alberto Guardiani, dove mi misero a fare le cuciture a stagno degli scarponi".

Così all'imrpovviso senza che lei avesse mai preso in mano ago e filo?

Ma lei sa qualcosa della campagna in quei giorni la? Io non solo lavoravo il legno, aggiustavo e costruivo gli attrezzi, ma già cucivo scarpe a casa, per aggiustarle." Con mani d'oro di quel genere, con l'intelligenza che si ritrova e con molta grinta, il Signor Basilio impara a fare tutto delle scarpe, dal taglio al finissaggio, perfino i lacci: eh sì "perché un vero ciabattino deve saper prendere una scarpa, disfarla e rifarla, eventualmente rigirando la pelle, senza sciupare nulla" commenta. E' tanto bravo Testella, che a un certo punto da Guardiani lo mettono ad insegnare ai giovani apprendisti che entrano in azienda. Nel 1964, per motivi di salute, si mette da solo; fabbrica le sue scarpe e i proprio attrezzi (che costruisce anche per qualche amico ciabattino), inizia a insegnare nei corsi complementari della scuola professionale di Montegranaro e, con la fama che si ritrova addosso, apre bottega come il Maggiolini e da lui ad imparare il mestiere, sono andati i grandi di ieri e di oggi: Campanile, Santoni, Lattanzi, Speranzoni, Artioli..... Da Lattanzi ha anche organizzato i reparti della fabbricazione a mano, poi ha preparato i campioni della Church's, dopo l'acquisizione della società da parte di Prada. Oggi ad imparare il mestiere da lui ci vanno giovani e meno giovani, tra cui un musicista di Castiglione del Lago e un avvocato di Macerata. "Non è che hanno sbagliato vocazione, sono amanti delle scarpe e curiosi di vedere comi si da a costruirle, vogliono godere del piacere di usare le mani, anche se i primi giorni si sono feriti usando attrezzi diversi dalla penna e dalla tromba".

Le faranno concorrenza? Anche se non mi guarda so che sorride "sono soddisfatto di avere insegnato".

Nel frattempo ha fatto le scarpe a Ciampi a Cuccia, a Fede e a tanti altri di cui non ricorda il nome, perché sono russi, giapponesi, cinesi, americani..... Come fai?" Qualcuno vicino gli suggerisce Clinton, il principe di Giordania, il cugino di Carlo d'Inghilterra, Putin, ma lui fa le spallucce, per dire che l'argomento è chiuso.

A macchina ci lavora mai? "la vede una macchina qui?", sbotta. In effetti non c'è. "Conosco le macchine e le so usare, perché per insegnare devi sapere fare le cose, le so usare bene perché so fare lo stesso lavoro con le mani. Oggi invece chi lavora a macchina, senza di essa è perso, perché non sa usare le mani; così, spesso non si fanno scarpe, ma buche per i piedi!" Intuisco l'idea di buche per i piedi, ma lui incalza: "lo sa lei che cosa sono le buche per i piedi? Sono come quelle dove in campagna si facevano cadere i tronchi dell'albero per segnarli, prima da una parte poi dall'altra, in un'altra buca e cosi via. Un deposito temporaneo, non una buca per la dimora. Beh le scarpe devono vivere con il piede e per il piede, devono seguire le irregolarità del piede, perché destro e sinistro sono diversi e allora bisogna confezionarle in un certo modo, con materiali buoni e pellami validi e tanta passione. Lei come ce l'ha il tarso?" Non lo so, ahimè lo confesso. Così viene fuori che le operazioni per fare le scarpe sono 52 (prima ci sono l'opera del tagliatore e del montatore) per più di 30 ore di lavoro: ieri una sola persona faceva tutto; oggi ci sono 52 ditte che fanno ognuna una singola operazione, il che ha significato "buttare via la qualità".

lab E poi ci sono il cuoio e la pelle, che hanno un'importanza fondamentale per far si che il piede non sia costretto in posizioni innaturali. A proposito di pellami, si cono il vitello, il cocco, il cerco e così via, ma la pelle più pregiata che esiste al mondo "è la culatta di cavallo, la pelle della parte interna della zampe posteriori, che va dall'inguine alla grassella" (a dire il vero i suoi termini sono assai più coloriti).

Mentre parliamo, una gattina bigia, con tanto di collare e campanellino, gira da padrona sugli attrezzi, sotto il desco, sale e scende ovunque come per un normale giro d'ispezione, finché si ferma ad annusarmi le scarpe; mi guarda con un orecchio basso e uno alto, un occhio semichiuso, mostrandomi un certo quel disappunto, come se fosse delusa . "Guardi le sue scarpe - comanda Testella -, la pelle non è delle migliori e poi sono trattate male."

Et voilà, in un duplice, simultaneo colpo, una gatta e Basilio Vasì da Montegranaro, hanno distrutto le mie certezze sulle scarpe anglosassoni e sul mio metodo di cura delle calzature, imparato nientepopodimeno che da Lord Brummel.

"Mi dia!", ordina re Basilio. Mi tolgo le scarpe con un certo indugio,le prende, le guarda da vicino e scuote la testa. "Ci vuole cera d'api vergine incalza e con una pane di cera che sembra sapone di marsiglia, strofina la punta e lo sperone della mia scarpa di cui per pudore non scrivo la marca, poi una vecchia camicia di flanella e infine olio di gomito!" Inizia una serie di percorsi avanti e indietro sulle mie buche per i piedi, che nel giro di pochi secondi diventano come quando erano nuove. I lucidi di oggi rovinano la pelle, la seccano invece la cera la nutre. Oppure si può usare un mezzo kiwi (si, proprio il frutto neozelandese), sparso con una pezza di stoffa. Per impermeabilizzarle invece ci vuole la sugna di cavallo: "Lo sa cos'è la sugna?" "Certo che lo so, rispondo e aggiungo: di maiale, di cavallo...." "Di maiale prima della salatura, sennò puzza - sottolinea e aggiunge, passando improvvisamente alla seconda persona: ma che sei contadino che sai cos'è la sugna?" Poeta o contadino, chi lo sa. Forse più il secondo che il primo.

Quanto costa un paio di scarpe fatte da lei? "Non lo so, ma è certo che le scarpe che paghi molto, durano di più, anche perché le tratti meglio, stai attento a non andarci in mezzo alle pozzanghere, le pulisci sempre e così via."

Lei oggi lavora ancora: quando pensa di smettere? "Mi diverto a lavorare e anche a insegnare e poi finché viene gente a chiedere di me , finché sono attorniato da amici, perché dovrei smettere? Le giornate sono lunghe, a morire c'è tempo e quando sarò morto della mia bottega si farà un museo."

E' più difficile insegnare oggi o ieri? "Ai miei tempi interessava imparare perché era un modo per emergere < si diceva impara l'arte e mettila da parte> Oggi è più difficile insegnare perché il mondo è diverso, i giovani dicono: < è troppa fatica, non mi interessa > e poi vogliono subito i soldi; è tutto cambiato non c'è più la passione di imparare e tramandare"

Da giovane pensava di diventare un Maestro? "Si, perché mi accorgevo che, fin da quando ero garzone, mi accorgevo che facevo gli attrezzi più belli e quindi ritenevo di poter diventare qualcuno".

handmade Mi viene in mente un aneddoto di Napoleone Bonaparte. Si dice che arrivato a Milano nel 1796 dopo avere cacciato gli Austriaci e avendo bisogno di un paio di stivali, si rivolgesse ad un certo Anselmo Rocchetti, il calzolaio più famoso di Milano, al quale però rinfacciava la grande arte dei calzolai francesi. Il giorno della consegna, Rocchetti mostra a Napoleone un solo stivale che il futuro imperatore prova con titubanza: gli va alla perfezione. Alla domanda "Dov'è l'altro?", Rocchetti risponde: "se lo facci fare a Parigi, così potrà fare il confronto"

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