Basilio Testella detto Vasì
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La bottega

Strumenti inventati, botti, Pinocchi, scarpe e orologi: nella bottega ogni cosa poteva avere una seconda vita.


Una seconda vita

Entrando nella Bottega Vasì® si trovavano cose strane e bizzarre in quantità: gli strumenti indispensabili che Vasì si costruiva e usava nel tempo libero, come gli arnesi per raccogliere funghi e asparagi, fino a macchine più complesse, come un tornio per il legno interamente realizzato da lui riutilizzando vecchi componenti di un macchinario non più funzionante, che oggi, per come ci stiamo abituando, avremmo buttato perché rotto.

Nella bottega ogni cosa poteva avere una seconda vita: un pezzo di legno, uno scarto di pelle o di cuoio. Ciò che era stato materia prima per qualcosa tornava a esserlo per una nuova invenzione, per dare vita a una nuova idea. Grazie alla passione per le cose fatte di persona, all’ingegno e alla voglia di sperimentare, a volte anche senza un senso apparente, ho visto mio padre creare cose straordinarie nel suo laboratorio.

Il soffitto della bottega, pieno di forme, sagome e attrezzi appesi
Attrezzi e sagome appesi nella bottega. Foto: Patrik Gunnar Helin.

Gli attrezzi e un angolo della bottega; a destra, una dedica scritta a mano «all’amico Basilio, maestro calzolaio». Foto: Serena Marinucci (seconda e quarta), Giorgia Vlassich (terza).

I Pinocchi

C’è stato un periodo in cui realizzare i Pinocchi divenne una priorità: ogni giorno nascevano dalle sue mani intere «famiglie» di Pinocchi di tutte le dimensioni, che puntualmente venivano regalati a nipoti e amici.

Una famiglia di Pinocchi di legno dipinto, di dimensioni diverse, sul banco della bottega
Una «famiglia» di Pinocchi sul banco.

Le botti

Le botti, altro oggetto su cui si potrebbe scrivere un libro. Credo che, oltre al loro uso, mio padre adorasse costruirle perché lo riportava all’infanzia, quando, figlio di falegname, aiutava mio nonno a farle: a quei tempi queste produzioni permettevano alla nostra famiglia di guadagnare il pane.

Una botte in miniatura su un supporto decorato, accanto a un barilotto con i cerchi di rame
Botti costruite da Basilio.

Le scarpe

Per le scarpe credo sia stato l’appuntamento con il destino. Quando sei un giovane di Montegranaro nel dopoguerra, la ripresa economica è appena iniziata e lasci la campagna per «imparare un mestiere», difficilmente non finivi a fare calzature. Il lavoro non mancava e il talento già si vedeva: il resto è storia di oggi.

Una suola cucita a mano in bottega (46 secondi).

Gli orologi

Gli orologi sono stati una sorpresa anche per me, forse perché non l’avevo mai visto mettersi a costruirne uno. Un giorno, rovistando tra le sue cose, ne presi in mano uno, credo un primo prototipo: si vedeva che non era finito, ma la forma era già ben chiara.

Non ho mai capito perché avesse scelto gli orologi, ma credo di essere arrivato alla conclusione giusta: l’orologio è lo strumento che scandisce il tempo, l’unica cosa che non si può né fermare né comprare. Il tempo era una delle cose a cui mio padre dava più importanza in tutto quello che faceva. Ogni cosa e ogni essere vivente ha il suo, non importava quale purché fosse sempre speso bene e per fare qualcosa di buono. È proprio ciò che ho voluto fare: non fermare e non sprecare ciò che mio padre aveva fatto… nel Tempo.

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Sito della famiglia, non istituzionale. Comune e Regione sono citati per il Picchio d’oro (Regione Marche) e per il MUST (Comune di Montegranaro).